Archivio per giugno, 2012

Italiano s Storia

VIAGGIO DI ISTRUZIONE A VENEZIA ( 1^B A.S. 2010/11)
VIAGGIO DI ISTRUZIONE AL VAJONT E LONGARONE ( 2^B A.S.2011/12)

Il viaggio di istruzione è una realtà consolidata nella scuola italiana, ma ho sentito l’esigenza di non ridurla ad una esperienza puramente ludica, quanto piuttosto di valorizzarla come momento conclusivo di un percorso di ricerca, di approfondimento e di esercitazione delle competenze utilizzando le nuove tecnologie.

Ho scelto Venezia per la sua storia che l’ha resa città multietnica dal punto di vista culturale e religioso e il Vajont come esempio di quanto può accadere se l’uomo per i suoi interessi economici non rispetta l’ambiente .

Gli alunni si sono così potuti esercitare nella ricerca via Internet, nella lettura e comprensione di testi complessi di diversa natura, nell’utilizzo della documentazione per la produzione di testi coerenti e corretti adeguati allo scopo comunicativo, nell’esercizio della lingua italiana come strumento di comunicazione.

Gli studenti hanno progettato, individuato collegamenti e relazioni anche con altre discipline, collaborato fra loro.

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Scrittura documentata sul Vajont

La tragedia del Vajont: le responsabilità

Laura e Alessandro
In classe abbiamo fatto un approfondimento sulla, purtroppo, famosa strage del Vajont. Ci siamo ben documentati su tutto l’accaduto nella valle del Vajont e in seguito andremo sul luogo dei fatti.
Il 9 ottobre dell’anno 1963 nella valle del Vajont si verificò un disastro industriale e ambientale nel neo bacino ideografico ideato dalla SADE (Società Adriatica Di Elettricità) tra il monte Toc e il Salta, precisamente fu l’ingegnere italiano Carlo Semenza, responsabile delle costruzioni idrauliche, che costruì questa diga che all’epoca era la più grande al mondo.
In classe per prima cosa abbiamo visto l’orazione civile di Paolini, che documenta e approfondisce in modo molto dettagliato tutti gli eventi dal 1956 quando, nei paesi di Erto e Casso, arrivò la SADE che, dopo accurati controlli, decise di costruire “la banca dell’acqua” in quel bacino perché era l’unico a possedere le giuste caratteristiche, però c’è da precisare che iniziarono i lavori senza l’effettiva autorizzazione del ministero.
Nessuno mai nessuno, o almeno coloro che erano responsabili della diga, credevano possibile il fatto che il monte Toc sarebbe franato ed avrebbe inflitto cosi tanti danni ambientali, ma soprattutto umani, infatti ci furono ben 2000 vittime e il paese di Longarone venne completamente raso al suolo da una frana di 270 milioni di metri cubi di roccia. Da notare che la diga non ha ceduto, la frana ha formato un’onda alta 100 metri più della diga.
paolini - foto di Marco Caselli NirmalQuello che più mi ha colpito del monologo di Paolini è stata la sua descrizione del giorno successivo al famoso 9 ottobre 1963. Egli dice “…io il 10 ottobre andavo in seconda elementare mi sveglio la mattina alle sette e mezza, mia mamma piange non perché ha litigato con mio papà, che non era a casa quella mattina, ha fatto il ferroviere mio papà, quella mattina portava la corsetta Treviso-Conegliano lavoratori-studenti, come arriva al ponte della Priula a Susegana sul Piave, trova un segnale di rallentamento il treno deve marciare più lento, a passo d’uomo perché l’acqua del Piave nera lambisce le arcate del Ponte quella mattina, porta giù di tutto carcasse di animali, alberi sradicati, automobili rovesciate, e le sponde del ponte della strada lì affiancato alla ferrovia, sono nere di gente affiancate spalla a spalla, civili e militari girati verso l’acqua ognuno con una pertica in mano, con quelle pertiche fanno un pettine per fermare i morti che in mezzo al resto vengono giù sul filo della corrente altra gente con i rampini li allinea sugli argini da ogni paese del Veneto lungo il fiume. Quel giorno la gente molla la vendemmia e corre a vendemmiar sul Piave per questo è il più grande funerale che abbia superato il nostro paese dopo Caporetto..non dimentichiamo” queste sono le sue parole nel finale dell’orazione, egli descrive nei dettagli la catastrofe del Vajont.
In seguito a questo “teatro” abbiamo analizzato parole e pensieri di alcuni giornalisti che hanno scritto i fatti solo dopo l’accaduto: Buzzati, Bocca, Longo e Tina Merlin che però fu l’unica a dare l’allarme ben sette anni prima, proprio quando al Vajont arrivò la SADE.
Ci siamo impegnati soprattutto nel capire il pensiero di ognuno di essi, per capire se, secondo loro, il disastro del Vajont è accaduto per errore umano oppure come dice Giorgio Bocca “..ma questa sciagura così ‘pulita’, non c’è niente da fare, non ci sono colpevoli”.
A mio avviso il pensiero di Tina Merlin è molto forte e verosimile rispetto agli altri perché lei, tra questi giornalisti, è l’unica che si è battuta fin dall’inizio per impedire la catastrofe che era prevedibile fin dall’inizio, ma è sempre stata ostacolata da coloro che avevano interessi economici sulla diga e hanno preferito il denaro alla sicurezza e alla salute dei cittadini e delle città sottostanti al mostro creato dall’uomo una diga di ben 261 metri. Tina fin dall’inizio denunciò chi voleva costruire la diga perché la montagna era pericolosa e quella è pur sempre una zona sismica, quando scrisse ciò sul suo giornale venne denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”. Poi, dopo il 9 ottobre 1963, scrive sul suo giornale
Tina Merlin

“..c’è ipocrisia che invoca il silenzio di fronte ai lutti e alle devastazioni, che incolpa di tutto le forze della natura. E c’è chi ci considera soltanto giornalisti più bravi e più coraggiosi degli altri ed è disposto a riconoscere che, sì, qualche straccio di tecnico può essere buttato all’aria purché non si arrivi alla radice. Non sono né più brava né più coraggiosa dei tanti miei colleghi. Non volevo certo diventare famosa per un fatto così tragico quando scrivevo contro la SADE. Volevo semplicemente impedire che questo disastro colpisse i montanari della terra dove sono nata, dove ho fatto la guerra partigiana, dove ho vissuto tutta la mia vita. E ora non riesco neanche a esprimere la mia collera, il furore per non esserci riuscita.”.
Sono molto toccanti le parole della Merlin ed io sono completamente d’accordo con il suo pensiero e ritengo che ella sia stata una grande donna e bisogna lodarla per il coraggio che ha avuto. Questa terribile strage si poteva evitare, l’uomo ha sbagliato i conti ed è stato ipocrita, ha pensato al denaro e non alla vita di quei poveri montanari.

Mappa contenuti didattici

Il commento di Claude e Pascale …

Claude et Pascale

Claude e Pascale – Lycée Bressis

Dopo un’accoglienza calorosa dei ragazzi e degli insegnanti abbiamo esposto in lingua francese le abitudini ambientali del comune di Annecy e dell’agglomerazione.
I supporti pedagogici ludici che trattano della raccolta differenziata hanno evidenziato che le preoccupazioni e le pratiche erano molto simili tra Vicenza ed Annecy.
La riconoscenza rapida e diretta di queste informazioni ha consentito agli alunni, ben preparati prima, di impegnarsi subito superando pure la normale difficoltà linguistica dovuta all’accento del parlante nativo.

Ad esempio i ragazzi hanno letto in francese il calendario/agenda pubblicato dal SILA (ente incaricato della comunicazione sulla tutela dell’ambiente ad Annecy); il documento presentato sul modello fumetto, è piaciuto molto e loro stessi hanno proposto di andare a vedere su internet l’origine del documento per saperne di più; quindi grazie alla LIM hanno potuto farlo in diretta. L’accesso rapido su altri link ha suscitato altre domande e altre curiosità da parte degli alunni stessi .

Questo ha consentito di scoprire esempi concreti di tutela dell’ ambiente e di far capire le conseguenze di ogni nostro atto individuale sul collettivo e viceversa.
I ragazzi entusiasti hanno potuto anche rendersi conto che l’argomento è ampio e non ha frontiere scoprendo il sito riguardando la protezione dei laghi alpini in Francia, Svizzera, Italia e Slovenia.
La ricchezza delle informazioni su internet a portata di mano con la LIM ha consentito di allargare il dibattito portandolo a livello del nostro pianeta pur stando attento alla sovrinformazione e al greenwashing.

E’ stata una bella esperienza per noi e soprattutto per i ragazzi.

Marzotto e la città sociale di Valdagno

La Marzotto è nata nell’ 800 sfruttando le risorse naturali: l’acqua del fiume Agno, la lana delle pecore che pascolavano sulle montagne vicine. La lana e la seta venivano lavorate come diceva la tradizione. La Marzotto era una grande sede dell’industria tessile, questo settore ha sempre interessato in modo importante la zona vicentina.

L’impresa familiare diventa una grande fabbrica

L’impresa si trasformò da familiare a una vera e propria fabbrica, che dava lavoro a tutta la città, anche ai paesi circostanti e impegnava moltissima manodopera femminile.

La nascita di un’azienda come diremmo oggi socialmente responsabile

la città sociale

La città sociale

Gaetano Marzotto si rese conto che c’era una grande mortalità di donne e bambini durante il parto così costruì la maternità. Poi creò l’asilo nido per avvicinare i bambini alle donne, costruì le case per gli operai vicine alla fabbrica, suole medie, superiori, scuola di musica, campi da calcio, due piscine. Egli fece costruire tutte le infrastrutture necessarie per il benessere  e la salute dei suoi operai aveva anche organizzato le vacanze al mare e in montagna per gli operai della sua fabbrica che ormai erano considerati ricchi grazie alle molteplici opportunità date dalla famiglia Marzotto.

ITIS MARZOTTO

Questa scuola, fa parte anch’essa della città sociale infatti è stata costruita dai Marzotto, inizialmente era nata come un istituto professionale, poi diventò un istituto tessile dove i ragazzi potevano apprendere con molta facilità questo lavoro, grazie ai laboratori e alle aule attrezzate per queste attività.

Non è stata una casualità andare a visitare la città sociale, ma un approfondimento per il progetto che ormai da due anni stiamo trattando in classe;

LO SVILUPPO SOSTENIBILE.

Questa è stata una bella esperienza per poter capire come gli imprenditori vicentini erano abili e intelligenti nel comprendere le reali esigenze che aveva un’azienda per poter raggiungere il massimo dei profitti.

 

 

La differenziata ad Anneçy

Gli ospiti di Anneçy

Gli ospiti di Anneçy predispongono il materiale

Nel mese di Marzo abbiamo accolto nella nostra classe alcuni studenti (con i loro docenti) del Lycée Le Bressis di Anneçy con cui la nostra scuola è gemellata.
Abbiamo avuto così l’opportunità di conoscere il progetto educativo in corso presso il Liceo Bressis, scuola eco-responsabile.

studentesse di Anneçy con insegnante

Due studentesse di Anneçy con insegnante

I nostri compagni francesi, nella loro scuola, devono raggiungere l’obiettivo di “Lycéens écocitoyen” attraverso le seguenti azioni:
raccolta differenziata o seconda vita di giornali, creazione di volantini per sensibilizzare all’uso dei fogli su entrambi i lati, utilizzo di pagelle in carta riciclata, uso di inchiostri vegetali, realizzazione di eco-lezioni, elezione di rappresentanti di classe eco-responsabili e… tante altre iniziative ……

Filippo alla LIM

Filippo e Claude interagiscono sulla LIM

E’ intervenuto anche un insegnante dell’Agglomeration d’Anneçy che ci ha esposto le varie iniziative che la comunità attua per lo sviluppo sostenibile. Ci ha fornito anche molto materiale informativo tra cui “la carte verte” per scoprire i siti natura e ambiente, i mezzi di trasporto alternativi all’auto, …
Abbiamo visitato anche alcuni siti web tra cui www.frapna.org e www.annecy.fr. La LIM ci è stata veramente utile perchè ci ha consentito di superare i confini della classe e conoscere siti e situazioni che magari da soli non avremo saputo scoprire e che l’insegnate francese non avrebbe potuto mostrarci in quel momento.

E, nonostante ci abbiano detto che la scuola con cui siamo gemellati sia molto bella, abbiamo scoperto che quella scuola non è ancora dotata di LIM nelle aule e quindi noi (Filippo in particolare) abbiamo aiutato il signor Claude nell’utilizzo della LIM.

insegnante di Francese

L’insegnante di Francese illustra un depliant di Anneçy

E’ stata una mattinata piacevole e coinvolgente, soprattutto lo scambio di esperienze tra noi e i compagni francesi ed anche i loro docenti, noi abbiamo avuto modo di esporre le nostre iniziative e metterle a confronto con le loro. Ci siamo sentiti veramente protagonisti e crediamo che entrambi possiamo trarre utili spunti di riflessione e idee per migliorare la raccolta differenziata nelle nostre scuole contribuendo, nel nostro piccolo, allo sviluppo sostenibile.

Il commento di Claude e della prof.ssa Pascale

Anche gli ospiti francesi Claude e Pascale, docente di Lingua Italiana presso le Lycée Bressis di Seynod-Anneçy, hanno espresso le loro riflessioni sullo scambio di esperienze. […].

Attività dell’a.s. 2010-2011

Attività dell’a.s. 2010-2011.

Relazione sulla visita al Vajont

Dopo vari lavori in classe, tra la visione dell’orazione civile, lettura degli articoli dei giornalisti che hanno commentato la tragedia ed una scrittura documentata sui fatti appresi e sul nostro commento sulle responsabilità del Vajont.
Il 2 maggio 2012 la classe 2 B è andata in gita scolastica a Longarone insieme alla 2 C con la professoressa Drago, la professoressa Ziggiotto e il professor Bersani.
Siamo partiti verso le 7:30 e siamo arrivati verso le 10:30 è stato bellissimo vedere sbucare dalle montagne la diga, è davvero enorme. Man mano che si salivano le montagne pensavo le al disastro, che tutto quello un giorno era stato distrutto.
Arrivati alla diga si poteva notare che il suolo era diverso, stavamo camminando sopra la frana. Era strano vedere che sopra una frana sono state costruite strade, case e che ormai c’era una vegetazione particolari, con alberi giovani. Camminando verso la diga ci siamo incontrati con la nostra guida, si chiamava Italo ed era un sopravvissuto al disastro, nel 1963 aveva 19 anni, quando raccontava la storia della diga si poteva notare un tono di rabbia, infatti, dopo tanto tempo era ancora turbato.
Italo ci ha portato ad attraversare la diga, è molto alta e fa davvero impressione. Continuavo a pensare a quello che ha detto Marco Paolini durante la suo orazione civile, che i maschi quando la vedevano restavano là a bocca aperta, infatti è vero, è difficile immaginare come è stata costruita, quante persone non ci hanno lavorato.
All’ora di pranzo siamo andati a Erto, è un paesino molto bello circondato dalle montagne, paese cui l’onda è passata davanti senza creare particolari danni. Subito dopo pranzo abbiamo fatto il giro della parte storica.

In fine abbiamo fatto visita al cimitero dedicato ai morti del Vajont. Le duemila lapidi bianche erano allineate in modo ordinato e ciò faceva riflettere sull’accaduto di cinquanta anni fa, poi siamo rientrati a Vicenza verso le 18.
Secondo me è stata una bella esperienza ma anche un po’ triste però significativa e poi è stato importante poter parlare con una persona che ha vissuto sulla sua pelle la tragedia del Vajont, abbiamo appreso molte informazioni importanti da parte del signor Italo, che secondo me sui libri non si trovano.

Il Vajont

In partenza per il Vajont

In partenza per il Vajont

La visita al Vajont rientra nella tematica che caratterizza l’Idea 2.0 della classe. Il viaggio a Longarone è stato la tappa finale di un lungo percorso di preparazione che ci ha visti coinvolti in numerose attività.
Descriviamo il percorso che ci ha visti protagonisti in questa iniziativa:

  1. Visione dello spettacolo (orazione civile) di Marco Paolini. Racconto dettagliato dal 1956 al 1963 sul tema Vajont tenendo presente gli scritti di Tina Merlin.
  2. Ricerca in aula con Internet dei siti che ricordano la tragedia. Fra i tanti quello da cui abbiamo attinto maggiormente è stato http://www.longarone.info/vajont.htmLa diga
  3. Approfondimento sulla giornalista Tina Merlin con la lettura di un articolo di giornale
    Lettura, analisi e sintesi di un articolo della giornalista pubblicato su “l’Unità” il 13 Ottobre del 1963. In questo articolo la giornalista sostiene la tesi che la tragedia era prevedibile e quindi evitabile.
  4. Confronto con articoli di altri giornalisti. (Dino Buzzati ha scritto su ”Il Corriere della Sera” il giorno 11/10/1963, Giorgio Bocca ha scritto su “Il Giorno” nella stessa giornata e Giuseppe Longo su “Il Gazzettino” domenica 13/10/1963).
    Secondo Buzzati l’uomo ha fatto una grande opera di ingegneria e la natura ha compiuto la tragedia, mentre secondo Bocca l’uomo è un moscerino in confronto alla natura che è stata responsabile del disastro. Buzzati esalta le capacità costruttive dell’uomo mentre Bocca no, lo ritiene insignificante in confronto ai fenomeni naturali. Non c’è in entrambi gli articoli un analisi di tipo scientifico. Buzzati ha un linguaggio poetico mentre Bocca ha una scrittura più semplice. Giuseppe Longo ha un linguaggio più formale ed articolato e tiene una posizione imparziale, non dà giudizi prematuri ma aspetta l’esito delle commissioni d’inchiesta. Non da colpa né all’uomo né alla natura dato che non conosce bene i fatti e tiene una posizione neutrale, non si sbilancia, si astiene da un giudizio che non si basi su dati accertati dagli organi competenti.
  5. Produzione di una scrittura documentata utilizzando il materiale visivo e i testi che abbiamo avuto l’opportunità di leggere.
  6. Visita del luogo del disastro.
  7. Relazione sul viaggio.

scrittura documentata
La mappa del nostro percorso didattico
Relazione sulla visita al luogo del disastro

La nostra indagine sulla raccolta differenziata

Chantalle utilizza il cassonetto della carta

Chantalle utilizza il cassonetto della carta

Dopo l’incontro con il sig. Bozzo di Società Valore Ambiente e la distribuzione all’interno delle classi e nei corridoi dei bidoncini gialli e blu per la raccolta differenziata, abbiamo pensato, insieme con il prof. di Scienze, di fare un’indagine presso i nostri compagni del biennio sulla raccolta differenziata, così come viene vista e vissuta dai ragazzi nostri coetanei.

il questionario

il nostro questionario

Abbiamo quindi predisposto un questionario da somministrare a tutte le classi prime e seconde. Ci siamo confrontati per scegliere le domande da proporre ed anche le possibili tipologie di risposta, abbiamo poi anche discusso sulla modalità di somministrazione del questionario. La prof.ssa di matematica ci suggeriva di realizzare un questionario on line utilizzando le Apps di Google considerando che lei stessa ci aveva tenuto una lezione supplementare pomeridiana per spiegarci come utilizzare gli strumenti di Google.

raccolta differenziata

Dopo esserci confrontati però noi abbiamo preferito (anche per motivi organizzativi visto che eravamo oramai alla fine dell’a.s.) somministrare il questionario in forma cartacea.
Ci siamo quindi organizzati a gruppi e siamo andati per le classi a spiegare ai nostri compagni in cosa consiste l’iniziativa e somministrare e raccogliere il questionario.

In seguito abbiamo riportato le risposte in un foglio excel e quindi rielaborato i dati raccolti rappresentando i risultati in sintesi in alcuni grafici.

uno dei nostri grafici
Al termine abbiamo anche pensato di produrre un opuscolo divulgativo da distribuire all’interno della scuola per sensibilizzare e incentivare i nostri compagni ad essere più attenti nel gettare i rifiuti che produciamo a scuola.

Dai link seguenti si possono consultare:

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